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La Corte di Giustizia Europea interviene sul riconoscimento dei costi di gestione delle discariche

di Sonia D’Angiulli

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Il 14 maggio la Corte di Giustizia, nella causa C15/19 ha affermato un principio interpretativo molto importante in materia di discariche e riconoscimento dei costi di gestione per gli impianti di discarica.

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In particolare ha ritenuto – con riferimento al caso specifico per la discarica di Malagrotta di titolarità del Consorzio Laziale Rifiuti (Co.La.RI) – che, in forza dell’adeguamento al Dlgs 36/2003, anche l’estensione del periodo temporale di post-gestione sino ad almeno  30 anni doveva essere oggetto di riconoscimento economico al Gestore da parte dei soggetti conferitori (nel caso di specie da parte dell’Azienda Municipale Ambiente spa – AMA), per la differenza degli anni non già eventualmente ristorati a tal fine in base alla normativa previgente.

Alcun rilievo assume – per la Corte – il fatto che al momento dell’adeguamento della discarica vi fossero dei lotti già esauriti, in quanto, rammentando il disposto dell’art. 10 della direttiva 1999/31/CE , il quale prevede, in particolare, che gli Stati membri adottino misure affinché i costi stimati di chiusura della discarica e di gestione successiva alla chiusura per un periodo di almeno 30 anni siano coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuti in tale discarica, la Corte riafferma l’effetto diretto di tale articolo, che pone a carico degli Stati membri, in termini non equivoci, un obbligo di risultato preciso e non subordina ad alcuna condizione l’applicazione della previsione da esso enunciata.

Detta disposizione esige, infatti, l’adozione di misure da parte degli Stati membri al fine di garantire che il prezzo richiesto per lo smaltimento dei rifiuti mediante deposito in discarica venga determinato in modo tale da coprire l’insieme dei costi connessi con la creazione e la gestione di una discarica, senza imporre agli Stati membri alcun metodo specifico per quanto attiene al finanziamento dei costi delle discariche. Il principio interpretativo, nei termini espressi nella motivazione della sentenza, diventa di particolare rilievo in questo momento anche in relazione alla individuazione dei criteri di determinazione tariffaria in corso di definizione da parte di ARERA, laddove sussistano situazioni analoghe in italia di impianti di discariche esistenti e non chiuse alla data di entrata in vigore della direttiva rifiuti, i cui Gestori possano quindi vantare diritti di integrazione tariffaria.

Si rammenta, infatti che,  risulta attualmente, fissato da ARERA, al 31 dicembre 2020 (salvo proroghe dettate dalla situazione emergenziale COVID) il termine di conclusione del procedimento avviato con deliberazione 225/2018/R/RIF, relativamente agli aspetti riferiti alla fissazione dei criteri per la definizione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento e alle modalità di approvazione delle tariffe medesime definite dagli Enti territorialmente competenti.

Seguiremo naturalmente l’evoluzione della vicenda che, nel caso specifico della causa pendente tra AMA e COLARI (vertenza partita con un lodo arbitrale avviato da COLARI, per il riconoscimento dei propri diritti, nel lontano 2001 e conclusosi con provvedimento favorevole per la società istante nel 2012, poi confermato dalla Corte di Appello di Roma nel 2014 e oggetto di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia da parte della Corte di Cassazione nel 2018) vede in gioco importi che si aggirano intorno ai settanta milioni di euro