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Lo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale

di Giorgia Radomile

L’emergenza Covid-19 che l’Italia, come il resto del mondo, vive dall’inizio del 2020 ha reso necessario l’approvvigionamento da parte di tutti i cittadini di ingenti quantitativi di dispositivi di protezione individuali “DPI”.

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Un team di ricercatori del Politecnico di Torino ha condotto una stima del fabbisogno di DPI necessari per la ripartenza delle attività economiche e sociali nominata “Fase 2”.

I dati raccolti dallo studio piemontese testimoniano un quadro preoccupante di aumento di materiali immessi nel mercato per un totale approssimativo di 960 milioni di mascherine ogni mese, 456 milioni di guanti, oltre 9 milioni di litri di gel igienizzante e altri strumenti di barriera controllo e disinfezione.

È bene pertanto tenere a mente le linee guida per il corretto smaltimento di questi dispositivi, nello specifico richiamando le norme di comportamento in relazione a guanti, mascherine e carta usa e getta anticipate dal rapporto ISS Rapporto n. 3/2020 aggiornato al 31/03 “Indicazioni ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-COV-2”, modalità in linea con la precedente circolare del Ministero della Salute n. 5443 del 22/02/2020.

L’ISS precisa che guanti e mascherine, in quanto potenzialmente veicolo di trasmissione del virus e oggetti di più facile contaminazione verranno smaltiti secondo la provenienza e secondo quanto stabilito all’interno di ogni Regione, mentre, nell’ambito di attività sanitarie, tali dispositivi saranno trattati come rifiuti sanitari.

I DPI utilizzati nelle aziende nel corso di attività lavorative saranno smaltiti, a seconda di quanto stabilito nel territorio, come assimilabili agli urbani oppure attraverso accordi privati interni all’azienda per lo smaltimento attraverso ditte specializzate. 

Secondo il documento citato, per quanto riguarda i rifiuti da DPI di uso domestico, questi si uniranno ai RSU da conferire in raccolta indifferenziata, dunque si avvieranno verso gli impianti di smaltimento sottolineandone le criticità e le carenze diffuse su gran parte del territorio in uno stato già di per sé emergenziale in seno alla gestione rifiuti.

La gestione di questa nuova categoria di rifiuti richiede la costante sensibilizzazione dei cittadini e attività di informazione e monitoraggio per evitare il sovraccarico degli impianti e l’inasprimento di altre forme di inquinamento derivanti dall’abbandono di questi presidi.

Infatti, nel territorio nazionale emergono campagne informative sul corretto utilizzo e smaltimento dei DPI le associazioni di tutela ambientale organizzano, come quella effettuata da Legambiente Campania, o dalla Città Metropolitana di Torino, che in un articolo divulgativo illustra ai cittadini anche la possibilità di utilizzare mascherine lavabili o le c.d. mascherine di collettività.

Dunque, in un momento di centrale importanza per il dibattito e lo sviluppo della circular economy, delle pratiche di recupero e di lotta alla plastica, l’emergenza Covid si pone in controtendenza rispetto le scelte green del momento stimolando il mercato dei prodotti monouso.

L’appello allo smaltimento responsabile è stato lanciato dal Wwf Italia che ha evidenziato la drammatica prospettiva di inquinamento che si verificherà se solamente l’1% di questi DPI venisse abbandonato o smaltito erroneamente, documentando già i primi effetti sull’ambiente.

Restiamo in attesa di osservare le prossime regolamentazioni sullo smaltimento dei rifiuti della Fase2 e le ripercussioni sui costi di gestione e sulla capacità di contenimento del sistema italiano.